Il commercialista dice: “bisogna vedere cosa esce”. Il consulente di turno promette fondi perduti come fossero premi alla lotteria. Nel frattempo, i bandi si aprono e si chiudono, i plafond si esauriscono e le aziende più strutturate portano a casa sei, sette, dieci agevolazioni in diciotto mesi mentre le altre restano a guardare.
Giordano Guerrieri, co-founder della divisione Finera del Gruppo Allcore e relatore nei Master di Finanza D’Impresa di Quantico Business Club, ha aperto il webinar sulle agevolazioni 2026 con un dato che fa male: la Corte dei Conti Europea stima che meno di un terzo delle risorse destinate alle PMI italiane raggiunga effettivamente le imprese. Non per mancanza di fondi, ma per mancanza di metodo.
Il 2026 non è un anno di opportunità. È un anno di selezione
La legge di bilancio 2026 ha introdotto una discontinuità netta rispetto al passato. Per anni le aziende hanno beneficiato dei crediti d’imposta 4.0, uno strumento fruibile da qualsiasi impresa che pagasse gli F24 il 16 del mese. Da quest’anno, quel meccanismo scompare per la maggior parte dei settori e viene sostituito dall’iperammortamento.
La differenza non è tecnica. È strutturale.
L’iperammortamento consente di ipervalutare il costo di un bene strumentale fino al 180% del suo valore reale, abbassando la base imponibile e riducendo le tasse sugli utili. Ma funziona solo per le aziende che producono utili. Chi non li fa, è escluso. Moira Mazzone, responsabile del reparto agevolazioni di Finera, lo dice senza giri di parole: è una misura meritocratica. Premia chi ha le idee chiare e penalizza chi lavora in perdita o in pareggio.
La novità più importante non riguarda i numeri, ma il tempo. Per la prima volta nella storia recente della finanza agevolata italiana, le misure principali hanno un orizzonte triennale 2026-2028. Questo cambia il modo in cui le imprese devono ragionare: non più per singole opportunità, ma per programmazione. Lo Stato sta già comunicando anche la distribuzione delle risorse anno per anno: i fondi del 2026 sono maggiori di quelli del 2027 e del 2028. Chi aspetta, trova meno.
Pannelli fotovoltaici, macchinari e software: cosa rientra nell’iperammortamento
Per le aziende con investimenti fino a 2,5 milioni di euro, la soglia più comune nel target delle PMI strutturate, l’ipervalutazione è al 180%. I beni eleggibili includono macchinari, impianti e attrezzature 4.0 (che devono essere interconnessi al sistema gestionale di fabbrica), software e piattaforme digitali 4.0, strumenti di intelligenza artificiale, e, novità rilevante, impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinati all’autoconsumo.
Questo significa che il pannello fotovoltaico sul tetto del capannone, se rispetta i requisiti tecnici previsti dal decreto attuativo, rientra nell’agevolazione. E l’obbligo di produzione europea dei macchinari, che avrebbe escluso gran parte dei pannelli sul mercato, sembra destinato a cadere nel decreto attuativo in uscita.
L’iperammortamento è cumulabile con altre misure, purché non si superi il 100% dell’investimento e si detragga il beneficio già ottenuto da altri strumenti. Se su un bene da 100.000 euro si attiva anche una Sabatini, l’iperammortamento si calcola sulla base ridotta del beneficio già ricevuto.
Le ZES, SIMEST e gli altri strumenti che la maggior parte degli imprenditori non conosce
Le Zone Economiche Speciali restano tra le misure più generose disponibili: credito d’imposta fino al 65% dell’investimento per le imprese che operano in Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Anche qui c’è programmazione triennale con dotazioni decrescenti: oltre 2 miliardi nel 2026, 750 milioni nel 2028. Chi è in queste aree e non ha già pianificato gli investimenti del prossimo anno sta lasciando soldi sul tavolo.
Per le PMI che operano sui mercati internazionali, SIMEST rimane uno degli strumenti più sottoutilizzati. L’ente del gruppo Cassa Depositi e Prestiti finanzia a tasso zero la partecipazione a fiere estere, la creazione di piattaforme e-commerce per l’export, l’apertura di showroom e uffici all’estero, le consulenze di temporary export manager, e ha linee dedicate ad Africa, India e Stati Uniti. Con la situazione geopolitica attuale, Guerrieri prevede che uscirà presto anche una misura dedicata al Medio Oriente, come già successo dopo lo scoppio del conflitto ucraino.
Poi ci sono i piccoli bandi camerali, i voucher da 10.000 o 15.000 euro, il bando Easy INAIL per certificazioni come la ISO 45001, la parità di genere o il modello 231. Presi singolarmente sembrano irrilevanti. Sommati su un orizzonte di 18-24 mesi, diventano una fonte di liquidità strutturale.
Il vero problema non è la burocrazia
Guerrieri individua cinque ragioni per cui le aziende non ottengono i contributi disponibili. La burocrazia è solo la prima, e la meno importante, perché quando la si conosce smette di essere un ostacolo. Le altre quattro riguardano le imprese stesse: informazioni frammentate e difficili da aggregare, consulenti non specializzati che operano in un settore privo di un albo professionale, la tendenza a ragionare sugli investimenti senza considerare la loro agevolabilità, e la totale ignoranza del proprio potenziale agevolativo.
Quest’ultimo punto è il più sottovalutato. Il potenziale agevolativo è il numero che risponde a questa domanda: quanti contributi può ottenere la mia azienda, in crediti d’imposta, finanziamenti agevolati e fondi perduti, ancorati agli investimenti che ho già programmato? Se un imprenditore non conosce quel numero, non può inserirlo nel piano industriale. E se non è nel piano industriale, l’azienda si troverà sempre a rincorrere i bandi invece di presentarsi già pronta quando si aprono.
La differenza tra chi ottiene risultati e chi no emerge dai numeri reali. Guerrieri porta l’esempio di due aziende dello stesso settore con fatturato simile: quella che lavorava in modo estemporaneo ha ottenuto tre agevolazioni in diciotto mesi, per circa 9.000 euro di fondo perduto. Quella che aveva strutturato il processo ne ha ottenute sei, portando a casa oltre 140.000 euro tra fondo perduto e finanziamenti agevolati.
Il metodo conta più del bando
La finanza agevolata funziona come qualsiasi altra funzione aziendale strategica: se la si lascia all’improvvisazione, produce risultati casuali. Se la si mette a sistema, produce risultati prevedibili.
In un contesto geopolitico che spinge verso l’alto i costi energetici, assicurativi e bancari, e con dazi che rendono più incerto l’export verso gli Stati Uniti, avere un sistema per recuperare risorse attraverso la finanza agevolata non è un’ottimizzazione marginale. È una leva di gestione del margine.
I temi affrontati in questo intervento, dalla programmazione finanziaria al posizionamento competitivo, sono al centro del lavoro quotidiano di Quantico Business Club: un network di oltre 600 imprenditori che si confrontano tra pari, accedono a formazione ad alto impatto e lavorano sulla crescita del proprio business con metodo.
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