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Il margine non si difende da solo. Lo fa la cultura aziendale.

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EBITDA e Opliti: perché la cultura protegge il margine

Tempo di lettura: 10 minuti
Di Lorenzo Ait, Corporate Mentor Allcore Spa

Smettiamola di chiamare la nostra azienda una famiglia”.

La famiglia è, per definizione, il luogo dell’accoglienza incondizionata. È il porto sicuro dove il fallimento viene perdonato in nome del legame di sangue, della pietas dell’Amore; il luogo dove la mediocrità trova – giustamente – spesso un alibi affettivo. Se continuiamo a gestire il nostro business con questa narrazione, non stiamo “facendo del bene” a costo zero: stiamo aumentando il lavoro a qualcuno, inserendo zavorre invisibili e rallentando tutto il team.

Attenzione: non sto parlando di cinico capitalismo. Non vogliamo la decimazione romana. Un’azienda sana deve essere una squadra di serie A. Schierereste un giocatore che non segna o un portiere che non para solo perché “ci tiene”, “si impegna” o per lui è un “periodo difficile”? Rispondete da tifosi. Da compagni di squadra. Meglio: da investitori.

Pensate a una scuderia di Formula 1 che effettua il pit stop o a un’equipe chirurgica alle prese con un intervento in sala operatoria: ognuno conosce esattamente il suo ruolo nella procedura. Il fallimento del singolo non è una “lezione di vita” ma “una vita in meno”, una falla sistemica che mette a rischio la sopravvivenza del gruppo e l’integrità del risultato.

In Italia, troppi di noi vivono ancora nel mito dell’eroismo operativo. Ci svegliamo convinti che la nostra capacità di “risolvere problemi” — che spesso sono semplicemente buchi lasciati da processi inesistenti — sia il nostro vero valore.

È una droga sottile. L’adrenalina del pilota che corregge una sbandata causata da un bullone stretto male. Ma la verità è che avere il pilota bravo spesso è un sintomo, un minus, non un plus: ce l’hai perché ne hai bisogno per vincere. Saresti più debole se riuscissi a vincere anche senza il fuoriclasse? No: saresti una calamita per fuoriclasse.

Se la nostra azienda ha bisogno del nostro eroismo quotidiano per non finire fuori strada, allora è progettata male. Siamo schiavi di un modello che premia il caos e punisce la nostra libertà di imprenditori.

Devo ricordare a tutti qual è il più grande asset che un imprenditore può dare alla propria azienda? Chi ha visto i miei interventi alla Quantico Experience lo sa: è il tempo libero dell’imprenditore.

Quando non siamo impegnati a gestire l’operatività, noi imprenditori troviamo modi per accelerare il piano industriale, per reagire ai cigni neri qualora si manifestassero, per individuare e ottimizzare i colli di bottiglia della mappatura dei nostri processi.

Senza tempo libero da investire in queste attività, priviamo l’azienda di strumenti operativi. E se lo fai perché ti piace “sporcarti le mani” o “guidare con l’esempio” chiediti come mai il pilota dell’aereo non ti porta il caffè: la risposta non è perché guida l’aereo, l’aereo viaggia col pilota automatico: lui è lì per assicurarsi che l’automatismo funzioni con la dovuta efficienza operativa.  

La cultura aziendale non è l’ora di yoga o il kit di benvenuto con la borraccia brandizzata. La cultura è l’infrastruttura invisibile. È il sistema operativo (OS) su cui girano i software della vendita, del marketing e della logistica. Se l’OS è corrotto o obsoleto, non importa quanto sia costoso il software che acquistiamo: il sistema crasherà. Sempre. E la colpa non sarà del software, ma della nostra incapacità di aggiornare le fondamenta.

Lo scudo dell’oplita e la geometria del successo

Nell’antica Grecia, la forza della falange non risiedeva nel coraggio del singolo guerriero, ma nell’aspis, lo scudo circolare. L’oplita non portava lo scudo per proteggere se stesso; lo portava per proteggere il fianco del compagno alla sua sinistra. Questa era la loro “cultura“: una consapevolezza tecnica e procedurale secondo cui la salvezza del singolo dipendeva dalla disciplina della squadra. Chi abbandonava la posizione non veniva rimosso in quanto “codardo” ma in quanto “bug” nel sistema che portava al massacro della legione.

La cultura aziendale è la geometria di questo schieramento. Se un membro del nostro team non performa, non è quasi mai un problema di “pigrizia”, ma un problema di scudo. O lo scudo è troppo pesante (processi inutilmente complessi), o non gli abbiamo insegnato a impugnarlo (mancanza di formazione), o non sa che il suo compito principale è coprire il fianco del collega (mancanza di purpose).

Questa è la traduzione storica di ciò che definiamo MAS (Modello a Sistemi) che si contrappone al Modello a Commesse dell’azienda imprenditore centrica gestita “come una grande famiglia”

Un’azienda senza cultura (MAC) è un gruppo di individui che corrono in direzioni diverse sperando di non scontrarsi. Un’azienda che ha chiara la sua cultura aziendale (MAS) è come una falange o una coorte romana: avanza anche sotto la pioggia di frecce del mercato, perché ogni uomo e ogni donna sa che il proprio valore è misurato dalla stabilità della linea comune.

E visto che siamo PMI Italiane e in Italia, si sa, fare impresa è difficile: «stringiamoci a coorte!». Lo dice anche il nostro inno.

Il sistema operativo del valore: oltre il carisma

Nella scorsa Quantico Experience dicevo che avere un purpose chiaro — uno scopo ultimo — è un atto di ingegneria finanziaria, prima ancora che etica. Perchè lo affermavo? Perché il purpose è il protocollo di emergenza che scatta quando noi, come imprenditori, non siamo nella stanza.

“Il purpose è l’algoritmo decisionale che guida la squadra in assenza del leader.”

Se il nostro unico valore è “fare fatturato”, i nostri collaboratori prenderanno ogni scorciatoia possibile per massimizzare l’interesse immediato, a discapito della reputazione a lungo termine. Se invece il purpose è scolpito nei processi — ad esempio, “rendere l’ingegneria del business un’arma accessibile alle PMI” — allora ogni decisione, dalla gestione di un ticket di assistenza alla firma di un contratto, sarà filtrata da questa visione.

Attenti: i valori non è ciò che pensate. Non parlo di “lealtà”, “fiducia”, parlo di qualcosa che orienta il comportamento: Amazon ha la “frugalità” sintetizzata magistralmente nel “Two Pizza Index di Jeff Bezos”, Soluzione Tasse ha “Le regole al servizio della persona” che orienta l’approccio che forgia la mentalità dei nostri “Commercialisti Business Partner” quando studiano le strategie fiscali per noi imprenditori e io, Lorenzo Ait, ho la mia cultura interna, quella del team commerciale che guido al momento, la regola con la quale costruisco le strategie di vendita: “Quando non sai cosa dire, la verità è un’ottima alternativa”   

I valori non sono scritte poetiche sulla parete della reception. Sono KPI comportamentali. In Allcore, e nel metodo che portiamo all’interno di Quantico, traduciamo la cultura in protocolli chirurgici:

  1. Job Scorecard: ogni ruolo ha obiettivi misurabili, non descrizioni vaghe. Se non sai come viene valutato il tuo contributo alla squadra, non puoi farne parte.
  2. Plancia AFC (Amministrazione, Finanza e Controllo): la trasparenza dei numeri è cultura. Se il team non comprende come il proprio lavoro influisca sull’EBITDA, non si sentirà mai responsabile dello scudo collettivo.
  3. Ritmo T+90: la cultura non si costruisce con i discorsi di fine anno, ma in cicli trimestrali di esecuzione brutale.
Smontare il bias: la chirurgia contro la pigrizia mentale

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato frasi come: “la GEN Z non ha voglia di sacrificarsi”, “I collaboratori senior sono resistenti alla tecnologia”?

Smettiamola. Queste non sono analisi sociologiche; sono scuse. Sono scorciatoie mentali che usiamo per giustificare la nostra incapacità di costruire un sistema di selezione e inserimento degno di una squadra d’élite.

  • I giovani: non mancano di voglia; mancano di un motivo per correre per noi. Se li inseriamo in un ambiente senza processi, dove vince chi “urla di più” o chi è più simpatico al capo, i migliori se ne andranno. Se diamo loro una Job Scorecard e un sistema meritocratico basato sui dati, vedremo i “pigri” trasformarsi in campioni di efficienza.
  • Età e innovazione: la resistenza non è anagrafica, è culturale. Se la nostra cultura premia lo status quo, uccideremo l’innovazione in un ventenne come in un sessantenne. Una squadra d’élite premia l’efficacia, non l’anzianità di servizio.

Ma è sbagliato argomentare queste posizioni. Meglio sostituirle con un valore, un KPI comportamentale: da oggi, per ogni affermazione che fai in riunione, devi avere almeno un dato a supporto. Scacco matto.

Perché se non ce l’hai, quel dato, è un’opinione. E le opinioni sono come le puzzette: preferiamo siano gli altri a condividere le nostre; mentre la cultura del dato è l’acquaforte che incide la realtà e scioglie le incrostazioni dei pregiudizi. Se vi sentite troppo “sofisticati” per la metafora, chiedete a Rembrandt e Goya.

In un sistema basato sul MAS, conta solo una cosa: l’output generato rispetto al protocollo assegnato. Il resto è rumore di fondo.

Quantico Experience XI: costruire la tua unità d’élite

Alla Quantico Experience XI, non faremo accademia. Faremo chirurgia. Questa è la mia promessa. Prenderemo le vostre aziende e le passeremo al setaccio. Analizzeremo dove il vostro “eroismo operativo” sta soffocando la crescita e dove la mancanza di una cultura condivisa sta bruciando margini che potrebbero essere investiti in nuova libertà.

Parleremo di come costruire una squadra che non collassi se decidete di staccare la spina per un mese. La libertà dell’imprenditore non nasce dal conto in banca, ma dalla de-personalizzazione del successo. Se la vostra azienda ha ancora bisogno del vostro “permesso” per ogni minima spesa o decisione operativa, non siete imprenditori: siete i dipendenti più sfruttati della vostra stessa impresa.

Non è cambiato molto dai tempi di Marco Aurelio il nemico è ancora e sempre lo stesso: il nostro l’ego.

Costruire una cultura aziendale significa passare dall’essere il “solista” all’essere il “direttore d’orchestra”. Ma per farlo, dobbiamo accettare che lo spartito (il processo) sia più importante del nostro “estro” del momento.

La Sardegna ci aspetta

Mentre scrivo queste righe dal mio ufficio di Palermo, guardo il mare. Sotto di me il balcone del palazzo di fronte ha una rete di contenimento. Questa città mi ricorda ogni giorno che la bellezza e la ricchezza sopravvivono solo se hanno una struttura a sostenerle. Perché Palermo ha sì il suo “fascino decadente”, ma smette di essere affascinante quando ti decade addosso un pezzo di balcone. 

Nelle nostre aziende è lo stesso. Possiamo avere il prodotto più rivoluzionario o il modello di business più solido (auguri), ma senza una cultura che funga da infrastruttura, i nostri balconi hanno bisogno della rete.

Vi lascio con una domanda, una di quelle che non permettono scappatoie: se domani mattina la vostra “squadra” dovesse scendere in campo senza di voi per i prossimi tre mesi, giocherebbe la partita della vita seguendo lo schema di campo o inizierebbe a litigare negli spogliatoi mentre la concorrenza segna un gol dopo l’altro?

Se la risposta vi toglie il sonno, ci vediamo alla Quantico Experience XI. È arrivato il momento di smettere di essere eroi solitari e iniziare a essere i progettisti del nostro futuro.

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