
Di Lorenzo Ait, Corporate Mentor Allcore Spa
Non è una questione di design o di visione. È una questione di sopravvivenza e chi giudica con ChatGPT in otto secondi non ha capito quale sia il vero problema.
C’è un errore di fondo in quasi tutto quello che si legge sulla Ferrari Luce. L’errore non sta nelle conclusioni che l’auto sia bella o brutta, coraggiosa o timida, riuscita o meno. Bensì nella domanda di partenza. Tutti chiedono: “Ferrari ha fatto la scelta giusta scegliendo di elettrificarsi?“ Tuttavia questa domanda presuppone che esistesse davvero una scelta.
Non c’era. O meglio: c’era esattamente la scelta che ha un uomo con una pistola puntata alla testa. Puoi fare la cosa che ti chiedono, oppure puoi morire. Le normative europee sulle emissioni, i mercati finanziari, la pressione ESG sugli investitori istituzionali, la narrativa globale sull’elettrico tutto questo non è un dibattito culturale a cui partecipare o meno. È un vincolo strutturale. I dirigenti di Maranello lo sanno benissimo. Lo sapete anche voi. E, in fondo, lo so anch’io.
Nessun ingegnere Ferrari si è svegliato un mattino pensando: sai cosa manca al mondo? Una Ferrari elettrica.
Il punto, dunque, non è perché hanno fatto un’elettrica. Il punto è: data la pistola puntata alla testa, come la risolvi nel modo più Ferrari possibile? Come trasformi un vincolo che non hai scelto in qualcosa che non ti tradisce? È un problema di ingegneria culturale, prima ancora che meccanica o estetica. Ed è un problema enormemente più difficile di qualsiasi prompt che si possa digitare in una chat.
L’umiltà che manca al dibattito
“Con ChatGPT in otto secondi lo facevo meglio.” Questa frase, che rimbalza sui social ogni volta che esce un nuovo prodotto di design, rivela una confusione profonda su cosa sia il design. Un render generato in otto secondi non deve rispettare nulla. Non deve fare i conti con le piattaforme tecnologiche esistenti, con i cicli di omologazione, con il linguaggio visivo che una casa automobilistica ha costruito in settant’anni e che migliaia di clienti riconoscono e pagano centinaia di migliaia di euro per possedere. Non deve rispondere a un consiglio di amministrazione, a degli azionisti, a una rete di dealer globale. Non deve funzionare. Deve solo sembrare figo su uno schermo da sei pollici per tre secondi di scroll.
Confrontare un prodotto industriale reale con un’immagine AI è come criticare un chirurgo dicendo che il tuo disegno dell’appendice è più bello del suo intervento. Il disegno non deve tagliare niente.
Un render AI non deve funzionare, non deve omologarsi, non deve durare vent’anni. Deve solo sembrare figo per tre secondi di scroll.
Quello che non sappiamo
C’è però una parte di questa storia che merita onestà intellettuale, e che chi critica Ferrari tende a ignorare quanto chi la difende: non sappiamo cosa volessero davvero fare. Forse Luce è esattamente il prodotto che immaginavano. Forse è un compromesso pesante con cui non sono felici nemmeno loro. Forse è una mossa tattica per guadagnare tempo, per tenere i mercati tranquilli mentre lavorano a qualcosa di radicalmente diverso. Forse è una battaglia persa dentro una guerra che credono ancora di poter vincere.
Nessuno fuori da Maranello lo sa. E questo dovrebbe imporre un minimo di silenzio a chi ha già emesso la sentenza. Non sto dicendo che Ferrari abbia fatto benissimo. Sto dicendo che il processo non si celebra con le prove che abbiamo.
Il vero lusso che Ferrari non può permettersi
Ferrari è un’azienda quotata in borsa. Non è più (se mai lo è stata davvero) un atelier artigianale che costruisce auto per passione pura. È una macchina finanziaria con obblighi verso azionisti, rating ESG, analisti che la monitorano ogni trimestre. In questo contesto, la coerenza assoluta con i propri valori è un lusso che non tutte le aziende possono permettersi sempre. Ferrari lo sa. Lo sa meglio di noi.
Il vero giudizio su Luce non si darà oggi, sui social, con i render alternativi e le risate. Si darà tra cinque anni, quando vedremo cosa ha significato quella scelta nel disegno più ampio di quello che Ferrari sta diventando. Potrebbe essere un errore. Potrebbe essere un sacrificio calcolato. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa che oggi non riusciamo a leggere.
Nel frattempo, forse, sarebbe utile abbassare il volume. E soprattutto ricordare che capire è sempre più difficile che giudicare.

